Una delle emozioni più controverse: l’energia che ci protegge e ci attiva

La rabbia è un’emozione. Non è né giusta, né sbagliata. Semplicemente, è un’emozione umana.

Purtroppo ancora oggi vengono scritti articoli e libri in cui si parla di “controllo delle emozioni”, soprattutto in riferimento alla rabbia, che viene mal accettata dai più e ancora trattata con timore da alcuni professionisti.

Come risultato, la conclusione errata che la rabbia sia un problema e che quindi una persona arrabbiata sia in qualche modo “problematica”, è purtroppo ancora molto condivisa. L’educazione affettiva è evidentemente ancora lontana dall’essere soddisfacente.

Prima di tutto, è necessario ricordare una distinzione fondamentale tra emozione, sensazione e sentimento:

  • L’emozione è uno stato emotivo con una contemporanea attivazione fisiologica che si manifesta in relazione ad un evento specifico (del mondo esterno, come un dialogo con una persona  e/o del mondo interno, come il ripensare al dialogo con una persona) ed è quindi contestualizzato e di durata limitata nel tempo. E’ l’effetto che ci fa quello che ci accade, e può essere felicità, tristezza, paura, rabbia, ecc…
  • La sensazione è qualcosa che si avverte a livello sensoriale (tattile, visivo, sonoro, olfattivo, gustativo, di piacere, di dolore, di calore, di freddo ecc…) e quindi puramente sul piano fisico. Questa parole viene anche usata per indicare qualcosa legato all’istinto, o comunque qualcosa di intuitivo.
  • Il sentimento è ciò che si prova anche in assenza di un oggetto (o soggetto) specifico, come l’amore, l’odio, il risentimento, ecc… Per esempio, quando amiamo qualcuno di solito lo amiamo anche mentre siamo impegnati a fare la spesa, o no?

Quindi, la rabbia è un’emozione. C’è chi la definirebbe un’emozione primaria, insieme a gioia, tristezza, paura, sorpresa.
Personalmente non credo sia importante definire se un’emozione sia primaria, secondaria, terziaria o altro, poiché nel momento in cui ne faccio esperienza, la vivo e la riconosco, significa che per me è in figura rispetto a tutto il resto (lo sfondo) e quindi ha la mia completa attenzione.

Quello che molti ignorano, diversi professionisti inclusi, è che la rabbia è un’emozione davvero utile!

Quand’è che ci si arrabbia di solito? Quando qualcosa non va come vorremmo, quando qualcuno si comporta in modo che disapproviamo, anche noi stessi… più in generale quando un nostro bisogno non è soddisfatto.
La rabbia, nelle sue varie sfumature, è quindi innanzitutto l’allarme di qualcosa che per noi è insoddisfacente.

Mentre, a grandi linee, la paura ci segnala un pericolo, la tristezza una mancanza e la felicità una soddisfazione, la rabbia ci avvisa di uno stato di insoddisfazione. Che fare a questo punto? Ora il problema è riconoscere quale bisogno è insoddisfatto. E questo dipende dalla situazione. Ad esempio, se ho litigato con una persona a me cara e ora sono arrabbiata, un mio bisogno insoddisfatto potrebbe essere quello di connessione. Oppure, se qualcuno si permette di parlarmi o toccarmi in un modo che a me non va bene, arrabbiandomi posso tracciare un confine chiaro e far rispettare il mio bisogno di integrità.

La rabbia porta con sé una grande energia. Le persone che si deprimono, infatti, raramente si arrabbiano, poiché rabbia e depressione sono agli antipodi. Quindi, un’altra utilità della rabbia, se incanalata costruttivamente, è quella di attivare la nostra proattività. Ci porta a spostarci, a muoverci, ad agire per risolvere ciò che non va.

E questo ci permette di proteggerci. Mentre la paura porta alla fuga, ma talvolta anche all’immobilità, la rabbia ci porta a combattere, a reagire, a difendere il nostro “territorio”.
Attiva la nostra aggressività, che dal latino adgredere, significa “andare verso”. Indica il movimento, l’attivazione.

C’è una grande differenza tra aggressività e violenza. La prima indica l’energia che ci porta a muoverci, ad attivarci per andare a prendere ciò che vogliamo. La seconda è un’azione volontaria finalizzata a fare del male, a sé o agli altri.

Come spesso succede quando non ci fermiamo ad osservare ciò che ci accade davvero, il problema non è la rabbia di per sé, ma cosa scegliamo di farci. Questo vale per tutto quello che ci accade.

L’altra differenza fondamentale, infatti, è quella tra esprimere e agire. Agire la rabbia significa trasformarla in violenza, verso sé o verso gli altri, che non per forza implica qualcosa di fisico, può benissimo essere verbale. Agire la rabbia verbalmente significa insultare, accusare e più in generale attribuire ciò che sentiamo all’altro. Ad esempio, tutte le volte che diciamo “Tu mi fai arrabbiare”.

Esprimere la rabbia invece significa darle voce, o anche darle una forma ad esempio utilizzando l’arte. Significa soprattutto assumersene la responsabilità, ad esempio dicendo “Io sono arrabbiata”.

Esprimere la propria rabbia vuol dire viverla totalmente in modo da attraversarla, assaporarla e trasformarla in qualcosa di costruttivo per migliorare la propria qualità di vita. Agire la propria rabbia significa alimentare un circolo vizioso che invece di placare l’energia la mantiene sempre attiva, poiché non c’è la possibilità di incanalarla verso una via di uscita.

Talvolta, la rabbia è l’emozione che si attiva per prima, come in una specie di prima linea difensiva. Accettando di andare un po’ oltre, spesso ci possiamo accorgere che sotto alla rabbia compaiono altre emozioni. Se io litigo con una persona a me cara perché per esempio i miei bisogni di comprensione e reciprocità non sono soddisfatti, mi arrabbio ma magari posso scoprire di provare anche una grande tristezza. O magari sotto la rabbia trovo la paura, ad esempio di perdere il rapporto con quella persona.

La rabbia quindi funge anche da copertura per qualcosa di più intimo, di più prezioso, poiché nasconde e protegge ciò che viviamo in profondità, che ci sta più a cuore.

Ecco che allora possiamo entrarci in contatto con uno sguardo diverso, con gratitudine. Possiamo azzardarci a parlare con gentilezza a quella tigre sempre pronta a difenderci, accarezzandola per farle sentire che va tutto bene, che può riposarsi e lasciare che ciò che ci rende meravigliosamente umani emerga in superficie.

Fonte immagini: pixabay – immagini libere da copyright 

Marianna Turriciano