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La quotidianità ai tempi del recupero da Covid-19

Una quotidianità che fatica a ripartire  

È iniziata la fase due dell’emergenza sanitaria da Covid-19.

emoticon dubbio

Una lenta ripresa, che procede a singhiozzo incespicando tra condizioni poco chiare di riavvio delle attività, difficoltà di gestione degli spazi e tante, tante, tante, tante, (ecc…), tantissime incertezze.

C’è voglia di rivedere amici e familiari, uscire, riprendere a lavorare, muoversi liberamente, viaggiare, incontrare nuove persone, ritornare alle proprie attività, allo sport, alla vita sociale…

Ma siamo davvero sicuri che sia proprio così?

Certamente, era diventato troppo pesante l’obbligo di restare a casa.
Con buona pace di chi amplificava le restrizioni al grido di “in fondo ci chiedono solo di stare sul divano”, starnazzando contro chi si azzardava a mettere un piede e tre quarti di alluce fuori dalla porta: anche stare sul divano può essere complicato e, soprattutto, può portare complicazioni. Ad ogni modo, sono piuttosto convinta che questa quarantena iniziasse a pesare anche a loro (e, probabilmente, anche di più).
Poi ci sono quelli che “massì che esagerazione”… che usano la mascherina per proteggere la barba, organizzano pic-nic che nemmeno un matrimonio e sono incazzati neri con chi crea allarme.
L’intera categoria de “aiuto al gomploootto” e “non è vero, non è mai successo” è direttamente fuori dalla mia portata. È troppo alto il rischio di smarrirmi nell’eterno dilemma tra 1) hanno lesioni cerebrali gravi; 2) soffrono di deliri, paranoia e manie di persecuzione; 3) si fanno di droghe pesanti 4) tutte le prime tre insieme 5) è tutto un bluff e in realtà ci sono motivi segreti per cui inondano il mondo di fake news. In pratica, il complotto del complotto. Niente male come trip. Una specie di dubbio perpetuo. Arrivata qui, lascio perdere.

Comunque sia, il “vivi e lascia vivere” insieme a “relazioni”, probabilmente crea un ossimoro.

Tuttavia, la vera conclusione è che l’essere umano ha un serio problema con le regole.
Da un lato, ci sono quelli che vanno in ansia in assenza di regole chiare, confini netti, una struttura predefinita, preconfezionata, chiusa a chiave a doppia mandata. E questo è un tipo di nevrosi.
Dall’altra parte, ci sono quelli a cui viene il prurito nell’esatto istante in cui viene pronunciata la r- di regola. Prurito che diventa orticaria all’aumentare delle restrizioni moltiplicate per la loro durata, fino a raggiungere paradossali livelli di rivendicazioni. E questo è un altro tipo di nevrosi.

In generale, ciò che è imposto sta stretto, ciò che è largo crea incertezza, ed è un continuo oscillare tra il bisogno di libertà e la sensazione che manchi un terreno stabile sotto i piedi. Il tutto condito da ansia, senso di solitudine, apatia, sconforto, senso di impotenza e frustrazione.

quotidianità pauraCi sono situazioni, anche opposte, che viaggiano sullo stesso binario della paura.
Possiamo essere preoccupati che le nostre attività lavorative non riprendano e allo stesso tempo non avere granché voglia di metterci d’impegno per ripartire. Come mai?
A volte l’immaginarsi una mole di lavoro inaffrontabile ci fa fermare in partenza, è sconfortante e porta con sé la paura di non farcela. Oppure il rimandare ciò che possiamo fare ci protegge dalla paura del fallimento: l’idea di aver fatto tutto il possibile senza aver ottenuto il risultato sperato.

Possiamo avere voglia di vedere amici, familiari, persone a noi care, e contemporaneamente temerne l’avvicinamento, sentirci goffi in un incontro che ha il sapore del conosciuto, eppure è nuovo.

Potremmo sentire la mancanza delle attività che ci piacciono, i nostri svaghi, le nostre passioni. Eppure scoprire di tergiversare, rimandare, non avere granché voglia di reinserirle in una quotidianità che ha imparato a farne a meno.

Per più di due mesi il nostro sguardo è stato confinato dentro pareti e mura, siepi e cancelli, costretto pian piano ad accorciare la visione. Ora fatichiamo ad osservare lontano, ci manca qualche diottria, fatta di fiducia e convinzione.

Tutto sommato, quindi, potremmo non essere così entusiasti di poter ricominciare con la nostra vita.
E questo può crearci sconcerto, tensione, senso di colpa e inquietudine.
E, più di tutto, arriva inaspettato.

Allora, ancora prima di poter ricominciare a guardare lontano e ritornare padroni della nostra quotidianità, abbiamo bisogno di imparare nuovamente ad osservare dentro di noi. E nel viaggio interiore andiamo alla scoperta sia di ciò che silenziosamente ci logora e deprime, sia delle meraviglie nascoste che ci aiutano a risollevarci. Perché che ci crediate o no, esistono entrambe.

Come? Quali sono? Come trovarle?

Nel prossimo articolo esploreremo insieme il nostro mondo interno per iniziare a districarci tra i conflitti che lo abitano e allentare le tensioni che ne derivano.

quotidianità conflitto interno