Una festa spettrale per esorcizzare la paura della morte e celebrare un nuovo inizio 

Halloween è un’antica festa celtica, le cui origini risalgono in Irlanda dove era conosciuta con il nome di Samhain, il capodanno celtico. Per i Celti, infatti, che erano un popolo di pastori, il nuovo anno iniziava il 1° Novembre. Poiché il loro ritmo di vita seguiva quello dettato dall’allevamento del bestiame, l’anno finiva con il terminare della stagione calda.
In questa occasione, veniva celebrata una grande festa, nota anche come la Festa del Sole. In sintonia con i cambiamenti della natura, il tema principale di questa festa era la morte: la fine di una stagione, il riposo invernale.

I Celti credevano che alla vigilia del nuovo anno, il 31 Ottobre, gli spiriti potessero girare sulla Terra e fondersi ai viventi, in un temporaneo dissolvimento delle leggi del tempo e dello spazio. Per spaventare gli spiriti, durante le celebrazioni di Samhain, le persone usavano travestirsi con maschere grottesche e girare per i villaggi con lanterne costituite da cipolle contenenti del fuoco. Contemporaneamente, si creò l’usanza di lasciare fuori dalle case cibi e bevande come offerta alle anime dei defunti che tornavano a visitare la propria casa, in modo da ingraziarseli ed evitare che facessero brutti scherzi ai vivi.

Oggigiorno la ricorrenza di Halloween è abbondantemente festeggiata negli Stati Uniti, che hanno appreso questa festa dagli irlandesi emigrati in America a metà del XIX secolo, ed è approdata nel resto dell’Europa grazie al cinema americano. (1)

Importate o meno, ogni cultura e tradizione si interroga sui misteri dell’esistenza e celebra la vita e la morte. Ognuno di noi, a qualsiasi livello, è consapevole di stare vivendo e morendo allo stesso tempo. In ogni istante, qualcosa di noi muore e contemporaneamente qualcosa di nuovo arriva. Migliaia di cellule muoiono e si rigenerano, ogni volta che soddisfiamo un bisogno si chiude un ciclo e se ne apre un altro, quando lasciamo andare un’opportunità si apre un nuovo scenario, credenze obsolete vengono sostituite da nuove convinzioni, alcuni ricordi si perdono nei meandri della memoria e lasciano lo spazio ai nuovi. E così via.

Vita e Morte sono una lo specchio dell’altra.

Persino la vera morte è connessa più che mai alla vita. Così come tutti gli opposti, una non esiste senza l’altra. Entrambe fanno parte del grande disegno dell’esistenza e compongono un ciclo che altrimenti non potrebbe compiersi.

Nella Psicoterapia della Gestalt si lavora molto sulla morte e sui vissuti ad essa legati. Nella situazione più estrema, la morte fisica di una persona cara, il lavoro è centrato sull’elaborazione del lutto e l’espressione dei sentimenti legati alla perdita, prevalentemente dolore e rabbia. In una quotidianità senza lutti in cui comunque ognuno di noi ha a che fare con la morte, il lavoro è più che altro legato alla sfera emotiva della paura.

Gli esseri umani tendenzialmente hanno paura di morire. Soprattutto noi occidentali. Di conseguenza, ognuno mette in atto le proprie strategie per cercare di conviverci. C’è chi fa finta che la morte sia qualcosa di lontano e se ne dimentica quasi. Ci sono persone che la temono costantemente e non pensano ad altro. Qualcuno ne è attratto e la ricerca. C’è chi la esorcizza attraverso l’ironia e la caricatura. Altri la studiano come se potessero oggettivarla distanziandola da sé. E poi c’è chi ci si avvicina e ne fa esperienza, attraverso pratiche meditative e spirituali.

Qualunque sia il modo, è qualcosa che non possiamo ignorare.

Proprio per la stretta interconnessione tra vita e morte, avere paura di morire significa avere paura di vivere. Se non accettiamo l’imprevedibilità e l’unicità di ogni momento, non possiamo goderci davvero ogni singola esperienza. Se evitiamo di esporci e affermarci, non possiamo esprimerci per quello che siamo e ottenere ciò che vogliamo. Se abbiamo paura di perdere le persone care, rinunciamo alla possibilità di amare.

Accettare la morte significa accettare la vita. Solo così possiamo davvero vivere invece che sopravvivere.

E’ importante sottolineare che accettare la morte non significa smettere di averne paura, o non soffrire più le perdite. Significa riuscire a celebrare questa esperienza e vederla come parte di qualcosa di più grande.

Voi che rapporto avete con la morte… e quindi con la vita? 

Nel frattempo, ci sono serate come queste per alleggerire la tensione e prendere anche la vita e la morte un po’ meno sul serio. Buon Halloween!

Note:

(1) Fonte: Sito web Irlandando.it.

Fonte immagini: pixabay – immagini libere da copyright 

Marianna Turriciano