Riappropriarci della nostra capacità di critica e discernimento 

Secondo voi, oggigiorno, esiste la propaganda?

Di recente, mi è capitato di sentir porre questa domanda a dei ragazzi delle superiori. Tranne per alcuni più grandi, di diciassette, diciotto anni, in generale non era chiaro se sapessero esattamente il significato di questa parola.
Soprattutto tra i più giovani di quattordici, quindici anni, avendo da poco studiato le guerre mondiali, le poche risposte vertevano principalmente in direzione di una modalità usata dai regimi per far passare un’idea specifica, di solito politica, in periodi in cui non c’era internet per cui le informazioni erano facilmente manipolabili. Sull’attualità non sembravano aver riflettuto troppo.

Indubbiamente, la modalità di fare informazione si è decisamente evoluta nel corso degli anni. E in effetti, al giorno d’oggi c’è una marea di informazioni disponibile. Possiamo quasi affermare di essere letteralmente subissati dalle notizie.

Per voi, questo garantisce l’essere maggiormente informati rispetto al passato?

Certamente, abbiamo a nostra disposizione talmente tanto di quel materiale che, volendosi informare davvero, chiunque abbia accesso a internet avrebbe la possibilità di farlo. Senza però impegnarci in ricerche e letture, io penso che essere bombardati ogni istante del giorno su più canali mediatici, non serva in realtà ad altro che a creare confusione e, cosa peggiore, a dare l’impressione di essere informati senza esserlo realmente.

Sì, perché il paradosso è proprio questo: più abbiamo facilmente accesso all’informazione, meno ci impegniamo a cercarla. Perché passare ore a fare ricerche quando basta aprire i principali Social Networks per leggere le notizie?

Sbaglio? Lo spero tanto.

Di certo non vale per tutt* in assoluto.
Se ci pensiamo, però, quante volte ci capita di farci bastare la notizia del telegiornale, o i titoli dei giornali? Quante volte ci accontentiamo della notizia che un nostro contatto posta su Facebook o su Twitter?
Magari perché abbiamo tanto da fare, forse perché non sappiamo dove andare a cercare le informazioni o, addirittura, perché non sappiamo più distinguere una vera notizia dalle famose Fake News(1)

Sì, perché il vero problema è: a quali notizie crediamo?

La propaganda è proprio questo, è la diffusione di notizie distorte, prive di fondamento e subdolamente modificate in modo da sembrare vere. Notizie che non si limitano a riportare i fatti accaduti, ma trasmettono l’opinione di chi le diffonde come se fosse la verità. E questa modalità di fare disinformazione è studiata a tavolino con uno scopo ben preciso, qualunque esso sia, da qualunque parte stia.

C’è una bella differenza tra fare informazione e fare opinionismo: un conto è riportare i fatti, un altro la propria opinione.
La propaganda, oggigiorno, non solo esiste, ma è la principale modalità di fare “informazione”. Facciamo qualche esempio.

1) Chiamare le cose con nomi diversi.
Ad esempio, quando l’Italia decise di partecipare alla guerra in Afghanistan, utilizzò il termine “missioni di pace“, quando tutte le testate giornalistiche mondiali utilizzavano il termine “guerra“, quella che effettivamente era. D’altra parte, difficilmente le parole “soldati”, “armi” e “pace” stanno bene nella stessa frase, se non con una negazione. Ma soprattutto, sarebbe stato un tantino strano dichiarare guerra quando l’art. 11 della nostra Costituzione dice esattamente questo:

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli
e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali;
consente, in condizioni di parità con gli altri Stati,
alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni;
promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Fonte: Emergency

Fonte: Emergency

2) Usare pesi e misure diverse per descrivere le cose. 
Ad esempio, nei fatti di cronaca attuali, in alcune testate giornalistiche italiane i titoli delle notizie sono diversi a seconda se un reato è stato commesso da una persona italiana o da una persona straniera. Quando le persone sono italiane non viene detta la nazionalità, se invece le persone sono straniere viene precisata la provenienza.

Fonte: testate giornalistiche online

Fonte: testate giornalistiche online

3) Usare parole inappropriate per enfatizzare i concetti e creare allarme.
Per prendere esempio da due degli argomenti più “caldi” di questo periodo, due parole che di recente sono state utilizzate in termini propagandistici sono: epidemia e invasione, la prima nell’ambito della discussione sui vaccini, la seconda rispetto ai migranti.

Fonte: testate giornalistiche online

Fonte: testate giornalistiche online

In realtà, da vocabolario troviamo le seguenti definizioni:

  • Epidemia: manifestazione collettiva di una malattia che rapidamente si diffonde fino a colpire un gran numero di persone in un territorio più o meno vasto in dipendenza da vari fattori, si sviluppa con andamento variabile e si estingue dopo una durata anche variabile. In senso stretto un’epidemia si verifica quando una malattia infettiva colpisce un gran numero di individui di una determinata popolazione in un arco di tempo molto breve. (2)

Tra le principali Epidemie che nel corso della storia hanno fatto migliaia di morti, molte delle quali si sono rivelate delle vere e proprie pandemie, troviamo la Peste (o Morte Nera), il Vaiolo, la Tubercolosi, l’influenza spagnola, l’influenza asiatica, l’influenza di Hong Kong, l’AIDS, la SARS.

Per intenderci sui numeri quando si parla di epidemie oggi:
La Malaria causa circa 500 milioni di casi all’anno, in cui muoiono ca 1-3 milioni di bambini
L’Ebola dal 2014 al 2016 ha fatto 11.323 decessi, in dieci Paesi (Liberia, Guinea, Sierra Leone, Mali, Nigeria, Senegal, Spagna, Regno Unito, Italia e Stati Uniti d’America). (3)

  • Invasione: ingresso nel territorio di uno stato da parte delle forze armate di uno stato belligerante, per compiervi operazioni belliche, con o senza l’intenzione di occuparlo stabilmente. Si fa riferimento all’azione di irrompere in un luogo occupandolo e diffondendosi in gran quantità. (4)

Di invasione si parla nelle guerre, nelle conquiste, oppure in natura rispetto a certi animali, tipo invasione di cavallette, o ancora in termini di mercato, come l’invasione di prodotti provenienti da un certo paese.

Le migrazioni non possono essere considerate un’invasione e di certo non nel nostro paese. Guardiamo un po’ le percentuali di presenza di migranti tra i vari paesi europei che li ospitano:

Fonte: UNHCR – Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, 2017

Psicologicamente, tutto questo ha un peso. Per usare i termini di una branca della Psicologia Sociale, la Psicologia delle Folle (o delle Masse) (5), l’arma fondamentale per ottenere consensi in larga scala è la persuasione, attuata dalla figura che rappresenta il Capo attraverso tre mezzi:
l’Affermazione del messaggio: quanto più è concisa, sprovvista di prove e dimostrazioni, tanto maggiore è la sua autorità
la Ripetizione del messaggio: più un messaggio viene ripetuto, più penetra nelle menti al punto di essere accettato come verità dimostrata
il Contagio: credenze, idee, sentimenti ed emozioni, tra cui in primis la paura, hanno un potere contagioso enorme nelle folle

E allora, in tutto questo, come facciamo a riuscire ad informarci senza soccombere a propaganda e persuasione?

Utilizzando una abilità umana ultimamente poco usata, o usata male: il Pensiero Critico.

Quando parlo di Critica mi riferisco alla prima definizione data dal vocabolario, che riguarda la “facoltà intellettuale che rende capaci di esaminare e valutare gli uomini nel loro operato e il risultato o i risultati della loro attività per scegliere, selezionare, distinguere il vero dal falso, il certo dal probabile, il bello dal meno bello o dal brutto, il buono dal cattivo o dal meno buono, ecc.: avere capacità di critica. (5)

Il Pensiero Critico, secondo L’OMS, è una delle Life Skills (6), cioè quelle competenze di base che ci consentono di operare con competenza sia sul piano individuale che su quello sociale.

Secondo l’OMS, il pensiero critico consiste nel saper analizzare informazioni, situazioni ed esperienze in modo oggettivo, distinguendo la realtà dalle proprie impressioni soggettive e i propri pregiudizi, significa riconoscere i fattori che influenzano pensieri e comportamenti propri ed altrui e per questo aiuta a rimanere lucidi nelle scelte. (7) 

Possiamo dire, quindi, che il pensiero critico è quella abilità umana che ci permette di fermarci e porci delle domande su quello che accade intorno a noi e dentro di noi. Questo è il vero utilizzo del dubbio, il mettere in discussione ciò che ci viene dato come dato certo e assoluto, per andare a conoscere le fonti, verificarne l’attendibilità. Solo in questo modo ognuno sarà maggiormente in grado di formulare le proprie idee rispetto ai dati che osserva.

È “la capacità di esaminare una situazione…
e di assumere una posizione personale in merito.
Tale capacità costituisce il fondamento
di un atteggiamento responsabile nei confronti delle esperienze
e relativamente autonomo rispetto ai condizionamenti ambientali”

(Galimberti, 1992)

Certo, c’è sempre la possibilità di arrivare ugualmente a credere a qualcosa che non è veritiero, ma l’importante è avviare il processo di verifica, dialogo e dibattito. Solo così si può dire di pensare in maniera autonoma, o per lo meno in maniera meno condizionata. Ed è molto importante che già da giovani si impari ad attivare queste abilità, altrimenti il futuro sarà sempre più popolato da persone che si limitano a riportare frasi già costruite e rimasticate da altri.

E a voi? Vi va bene mangiare un pasto pronto anche se fa schifo, oppure preferite impegnarvi a cucinare quello che vi piace?

“Il male non origina da un’innata malvagità
ma dall’assenza totale di pensiero. […]

Ecco cos’è la banalità del male,
nient’altro che la totale assenza di idee”

(Hannah Arendt, 1964) 

Note:

(1) Le Fake News, letteralmente Notizie False, sono articoli o post contenenti informazioni distorte, false o ingannevoli, rese pubbliche con l’intento di disinformare o far circolare le cosiddette bufale, che oggigiorno passano anche attraverso applicazioni come Whastapp.
(2) Fonte: Dizionario Treccani
(3) Fonte: World Health Organization – Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) 
(4)
Fonte: Dizionario Treccani
(5) Fonte: Dizionario Treccani
(6) Le Life Skills sono abilità cognitive, emotive e relazionali di base: Consapevolezza di sé, Gestione delle emozioni, Gestione dello stress, Comunicazione efficace, Relazioni efficaci, Empatia, Pensiero Creativo, Pensiero critico, Prendere decisioni, Risolvere problemi.
(7) Fonte: Sito web www.lifeskills.it

Bibliografia:

– Gustave Le Bon (1980) La psicologia delle folle, Milano: Mondadori.
– Hannah Arendt (1964) La banalità del male, Milano: Feltrinelli.
– Robert Cialdini (2009) Teoria e pratica della persuasione, Alessio Roberti Editore. 

Fonte immagini: pixabay – immagini libere da copyright 

Marianna Turriciano