Depressione

Depressione e senso di colpa: come sono connesse alla rabbia? 

La depressione ha tante cause possibili, anche se spesso può sembrare che non ci siano dei motivi evidenti. Ci si sente avviliti, non si hanno più energie, manca la voglia di alzarsi ogni giorno e affrontare la vita, si ha la sensazione di essere schiacciati da un enorme peso invisibile. Non si vive, si sopravvive.

Depressione, sguardo. OcchioUna persona che vive uno stato di depressione non è qualcuno che non ha voglia di fare niente. E’ una persona che fa fatica a riemergere da uno stato in cui tutto appare inesorabilmente grigio, senza sapore, vuoto.

Quando parliamo di depressione, nel nostro immaginario appare facilmente lo stereotipo di colui o colei che passa le sue giornate a letto, o a piangere e lamentarsi. Non è per forza così. Anzi, è molto probabile che prosegua con la vita di tutti i giorni, tenendo duro, magari addirittura continuando a scherzare con gli altri o sorridere. Esteriormente, tutto appare come sempre. E’ dentro che qualcosa è cambiato.

Dolore, senso di perdita, disperazione, mancanza di speranza, avvilimento, profonda tristezza, senso di vuoto, mancanza di senso, insoddisfazione… sono le tinte emotive che in genere accompagnano chi vive uno stato di depressione. Tuttavia, questi stati d’animo possono essere mascherati da paure e preoccupazioni, stati d’ansia, angoscia, fino a veri e propri attacchi di panico. Chi lo vive, si sente facilmente in balia di qualcosa che non può controllare ed è un po’ come se mancasse la terra sotto i piedi.

Spesso, però, c’è anche qualcos’altro.
Autoaccusa e senso di colpa sono di solito gli ingredienti chiave per sentirsi con il morale a terra. Le critiche che arrivano dall’interno sono quelle che fanno più male. E non sempre siamo consapevoli di condannarci per ogni azione che abbiamo sbagliato, per ogni parola non detta, per ogni scelta non soddisfacente, e così via.

In questo caso, quindi, stiamo rivolgendo l’energia della rabbia verso noi stessi, contro di noi. Come? Ogni volta che ci sentiamo in colpa ci stiamo accusando di qualcosa. Questo significa non accettare quello che ormai è stato, un nostro modo di essere, una scelta… ed essere arrabbiati per questo. Solo che in questo caso la rabbia non viene espressa all’esterno e incanalata verso qualcosa che aiuti a stare meglio, ma viene retroflessa, cioè usata contro se stessi.

E allora ecco come quel macigno che ci pesa nel cuore e sulle spalle diventa più grande ad ogni autocritica, ad ogni freccia scagliata contro di sé. E questo non fa altro che alimentare un circolo vizioso, in cui ci si sente impotenti e l’autostima che si abbassa ci porta a formulare nuove accuse, e questo non fa che diminuire sempre di più la fiducia in sé e la percezione di auto-efficacia e autodeterminazione.

Allo stesso modo, uno stato depressivo è uno stato in cui l’energia viene soffocata, trattenuta, soppressa. In questo stato, la rabbia difficilmente viene utilizzata come motore per riattivarsi e creare qualcosa di costruttivo. Allora la persona vive la propria vita come spettatrice, si diventa attori non protagonisti della propria esistenza.

Chiaramente, arrivare ad esprimere la rabbia non è la panacea di tutti i mali. Affinché una persona possa attraversare lo stato depressivo e di angoscia in cui si sente intrappolata, ha bisogno innanzitutto di comprensione, accoglienza, cura. La cura dell’anima è quella che viene dal sentirsi ascoltati e capiti, che deriva dallo sperimentare una relazione in cui non c’è accusa o impazienza, ma rispetto dei tempi e consolazione. In questo modo la persona può vivere qualcosa di rassicurante e imparare a fare pace con quelle parti di sé che accetta con difficoltà o non vede ma esistono.

Depressione, rabbia. Ombra arrabbiataD’altra parte, la rabbia è un’emozione che porta con sé un’energia molto forte. Non è un caso che culturalmente sia una delle emozioni meno accettate e ancora oggi definite come negative. L’energia della rabbia può spaventare, sia chi la vive, sia chi la percepisce negli altri.

In genere, è difficile concedersi di viverla ed esprimerla interamente senza trasformarla in violenza. Quando si riconosce che l’autoaccusa e il senso di colpa sono azioni violente verso di sé, si può scegliere se continuare a massacrarsi o iniziare a trattarsi con un po’ più di rispetto.

Nel momento in cui ci permettiamo di entrare in contatto con la rabbia, allora possiamo liberarla dalla gabbia invisibile in cui l’abbiamo relegata e rilasciare l’energia trattenuta. Riuscire ad incanalare questa forza per raggiungere i propri obiettivi, significa utilizzare l’aggressività (da adgredere, andare verso), la benzina che ci consente di attivarci e andare a prendere ciò di cui abbiamo bisogno. C’è una grande differenza tra aggressività e violenza.[1]

Tutti noi ci arrabbiamo, nessuno escluso. La rabbia è un’emozione come le altre (gioia, tristezza, paura, sorpresa…) e serve poiché senza rabbia non saremmo capaci di accorgerci di ciò che non ci piace, né attivarci per ottenere quello che ci piace.

Ci sono persone, però, che affermano di non arrabbiarsi mai. Magari si definiscono pure “buone” per questo. In realtà mentono, a sé e agli altri. E su più livelli. Intanto, le categorie buono/cattivo non c’entrano nulla con la rabbia. Essere arrabbiati non è né giusto né sbagliato, semplicemente è un stato emotivo. Poi, non è vero che queste persone non si arrabbiano, poiché arrabbiarsi fa parte della condizione umana. Quello che succede è che queste persone non sanno stare in contatto con la rabbia, per cui la reprimono talmente tanto che arrivano a smettere di sentirla. Il problema è che la rabbia è un’energia che non evapora, non sparisce da sola. Se non può uscire, lavora dall’interno. E allora, siccome una strada questa energia la deve prendere, la via più probabile è quella del corpo. Sintomi fisici di vario genere fino alle malattie autoimmuni, sono possibili scenari. D’altra parte, le emozioni si manifestano nel corpo.

Intraprendere un processo di sensibilizzazione emotiva significa far cadere pian piano la barriera e i muri che abbiamo innalzato al fine di proteggerci, ma che non ci consentono più nemmeno di sapere che cosa ci accade e porci rimedio. Ritrovare la consapevolezza del proprio vissuto emotivo e diventare capaci di starci in contatto senza rifiutarlo è ciò che ci consente davvero di essere presenti a noi stessi.

Nel momento in cui ci ascoltiamo e prendiamo confidenza con tutte le nostre emozioni, possiamo far fluire l’energia e ricominciare a respirare. Allora potremo imparare ad esprimere la rabbia, attraversare il dolore, accettare le paure, goderci i momenti di gioia… ritornare umani.

“Senza emozione, è impossibile trasformare le tenebre in luce e l’apatia in movimento.”
(Carl Gustav Jung)

Depressione, respirazione

Note:
[1] Per approfondire questo argomento, leggi questo articolo

Fonte immagini: pixabay – immagini libere da copyright 

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Marianna Turriciano