coronavirus paranoia

Coronavirus: destreggiarsi tra panico e paranoie

La novità Coronavirus, con panico annesso, ha ampiamente preso il sopravvento nella nostra attuale quotidianità.

I giornali scrivono aggiornamenti a tutto andare. La televisione non parla d’altro. C’è da chiedersi perché li chiamino “edizioni speciali”, quando è praticamente l’unico tema ricorrente.

E poco importa se sia stato stimato che la nostra solita influenza stagionale e le sue complicanze faccia mediamente 8000 decessi ogni anno in Italia (1), che dal 1° gennaio al 6 febbraio le sole morti sul lavoro siano state 46 (2), e che le morti per incidenti d’auto solo nel primo semestre del 2019 siano state 1505 (3). Per elencare alcuni dati che ci riguardano.

Per ricordarci che il mondo va avanti ed esistono anche altri problemi, potremmo parlare, ad esempio, del fatto che anche il nostro pianeta sembri avere la febbre. Si è toccato le massime temperature storiche in un Antartide ormai decisamente troppo arido, nel 2019 la Terra ha subito un doloroso record di incendi, a metà febbraio sembra primavera e in Emilia-Romagna è comparsa già l’allerta incendi boschivi per assenza di piogge tipica della stagione estiva. Per dire.

Niente da fare, il panico da Coronavirus batte tutto e tutti.

Supermercati razziati da un’impellente necessità di fare scorte, persone di origine cinese aggredite e picchiate, farmacie e parafarmacie svuotate di disinfettanti, mascherine e quant’altro e quell’aria tesa che si respira, attraverso la sciarpa tirata sopra al naso, in ogni luogo che ospita più di quattro persone. E se ti va qualcosa di traverso e tossisci ti guardano storto.

Perché? Perché quando prevale il panico e l’impossibilità di vedere le situazioni da una più ampia prospettiva, potenzialmente esce il peggio di noi. E l’essere umano ha ampiamente dimostrato di essere capace di una profonda meschinità e irrazionalità.

La paura è una delle emozioni meno facili con cui avere a che fare. Persino la rabbia, tanto temuta e mal tollerata, porta con sé un’energia attivante e quindi tutto sommato ci consente di muoverci.

La paura paralizza, fa tremare la terra sotto ai piedi, toglie il respiro e lascia la persona emotivamente nuda di fronte al pericolo, reale o immaginato. La paura porta con sé incertezza, decisioni da prendere, incognita, serietà e un senso di costante allerta e gravità. La paura cieca porta anche a mettere in atto comportamenti che vanno proprio contro al buon senso e che rischiano, anzi, di essere più lesivi che altro.

Qualche esempio?
Viene attivata l’ordinanza che vieta più o meno le varie forme di aggregazione pubblica e tutti si fiondano al supermercato con il risultato di ottenere in uno spazio di 1000 mq più persone che ad una manifestazione di piazza.
Viene detto che il contagio avviene in forma aerea e tutti via a svuotare le farmacie da mascherine e simili, senza preoccuparsi se possano davvero servire oppure no, con il risultato di potersi ammalare ugualmente (usandole male) e di far rimanere senza chi ne ha davvero bisogno (es. persone immunodepresse).
Non mi soffermo nemmeno sugli atteggiamenti vergognosi di chi usa questa situazione per sfogare il proprio odio razziale. E pure quello, comunque, è discendente della paura.

C’è chi alla paura reagisce con rabbia e proattività. C’è chi cerca di tranquillizzarsi chiudendosi nel proprio fortino e barricandosi dal mondo. C’è chi suggerisce soluzioni improbabili e anacronistiche per non impegnarsi a trovare modalità creative per affrontare i cambiamenti. C’è chi si rassegna all’inevitabile, parlando di destino. C’è chi si distrae. C’è chi deve assolutamente trovare un colpevole. C’è di tutto. E lo si vede bene nei comportamenti che noi e le persone intorno a noi mettiamo in atto quotidianamente.

Per fortuna, c’è anche chi si dà da fare per rassicurare, calmare e aiutare a rimettere in ordine la situazione. Un grande esempio sono tutti i medici, infermieri e personale ospedaliero impegnati a curare le persone malate. Sicuramente è il loro lavoro, ma sono anche loro esseri umani che vivono paure e preoccupazioni, come tutti noi.

Quando riusciamo a riallineare i nostri pensieri, prendere una bella boccata di ossigeno e fermarci, abbiamo modo di renderci conto che possiamo provare paura senza lasciarcene travolgere. E allora possiamo considerare che indubbiamente questa nuova influenza è una novità e un rischio, ma che ci sono specialisti di vari settori che sono già al lavoro per far fronte al problema. Possiamo ricordarci che non siamo in guerra e che non stiamo vivendo una carestia. Possiamo, insomma, ridimensionare il tutto e riposizionarlo all’interno di un panorama più ampio e completo.

La paura più profonda, in tutto ciò, resta quella della morte. E la persona che afferma di non averne paura, presumibilmente mente a se stessa. E’ una paura che è insita nella vita stessa, così come la morte ne fa parte inesorabilmente, e quello che non aiuta è fondare un’intera cultura sull’evitamento dell’unica cosa che è certa: si muore.

Solo che l’essere umano, soprattutto occidentale, riesce a vivere con questo paradosso: sapere di poter morire ad ogni istante e, al contempo, ignorarlo perfettamente. E che qualcuno o qualcosa ce lo ricordi, ci piace proprio poco. Nonostante si siano fatti immensi passi avanti, non siamo abituati a confrontarci con la morte, non siamo abituati a parlarne liberamente, e non siamo abituati ad accettare che rientri nella nostra quotidianità. Non siamo pronti.

E allora, innanzitutto, abbiamo bisogno di proteggerci dal contagio del panico. Serve un’igiene particolare: mettere in isolamento le notizie che creano confusione, asportare le fake news, disinfettarci dalle parole che richiamano l’idea di catastrofe, assumere alte dosi di pensieri razionali (prima, durante e dopo i pasti), fare scorta di ironia…

E lavarsi le mani.

Marianna Turriciano