Cosa ci definisce esseri umani? 

Humberto Maturana e Fancisco Varela, biologi, filosofi e neurofisiologi cileni, se lo sono chiesto. Secondo il loro concetto di autopoiesi, iniziarono a concepire il sistema vivente come processo che si realizza nello scambio con l’ambiente.

“La caratteristica più peculiare di un sistema autopoietico è che si mantiene con i suoi mezzi e si costituisce come distinto dall’ambiente circostante mediante la sua stessa dinamica, in modo tale che le due cose sono inscindibili.” (1)

Come conseguenza diretta del concetto di autopoiesi arriva quello di autonomia, cioè la capacità di un sistema vivente di definire le proprie leggi. Ne deriva che l’ambiente e il sistema vivente sono due sistemi in comunicazione, ma indipendenti.

All’interno di questa visione, cosa definisce gli esseri umani come tali?

Maturana e Varela ci dicono di spiegare le esperienze dall’interno delle esperienze stesse, come una caratteristica propria della vita umana. Gli autori si rendono conto che la deriva naturale degli esseri umani ha un fondamento emotivo che la determina. Sono le emozioni che ci guidano verso ciò che è buono per noi e ci allontanano da ciò che non lo è. Le emozioni, dunque, fondano gli esseri umani e parlano di ciò che ci guida nel nostro processo vivente: i bisogni. Riprendendo il concetto di autopoiesi, infatti, il processo che costantemente cerca di mantenere l’omeostasi, nell’essere umano si manifesta attraverso l’emergere continuo di bisogni.

Emozioni e bisogni sono ciò che ci spinge verso una costante ricerca di omeostasi: l’autoregolazione organismica.

Nella Psicoterapia della Gestalt si parla di alternanza figura/sfondo. Possiamo immaginare lo sfondo come il grande teatro della nostra esistenza, da cui emerge costantemente in figura ciò che più preme di essere risolto. Sono i nostri bisogni che si presentano e chiedono di essere soddisfatti.

I bisogni umani sono tantissimi e vanno da quelli fisiologici (fame, sete, sonno…) a quelli relazionali e spirituali (amore, connessione, comprensione, pace…). Possono manifestarsi da soli o in compagnia e determinano il nostro stato d’animo. Infatti, i bisogni insoddisfatti portano a galla sfumature emotive legate alla frustrazione, mentre quelli soddisfatti sensazioni di appagamento.

Seguendo il consiglio e l’approccio di Maturana e Varela, ognuno di noi può verificare in prima persona queste dichiarazioni. Quando ci ascoltiamo possiamo sentire di cosa abbiamo bisogno in ogni istante della nostra vita, da una cosa molto piccola ad una grandissima.

Che bisogni avete in questo momento?

Visto che state leggendo questo articolo, posso immaginare che abbiate bisogno di conoscenza, comprensione o chiarezza. Ma magari nel frattempo potreste aver bisogno di riposo e svago, se state lavorando molto o state vivendo un periodo pieno di impegni. Oppure potreste avere bisogno di sicurezza e stabilità, se ci sono aspetti della vostra vita che stanno cambiando o dovete prendere decisioni importanti. O ancora, potreste avere bisogno di affetto e amore. Ancora più circostanziale, magari avete bisogno di dissetarvi. E così via… 

Se vi va, prendetevi un attimo di tempo per ascoltarvi e cercate di riconoscere ciò che provate e che bisogni avete.

Secondo il modello della Comunicazione Nonviolenta di Marshall Rosenberg, il riconoscimento dei propri bisogni è importantissimo, senza il quale ci muoviamo nel mondo spinti da qualcosa che ignoriamo. Quando ne siamo consapevoli, invece, possiamo essere davvero respons-abili, cioè rispondere adeguatamente alle circostanze della vita. 

In fondo a questo testo potete trovare una lista dei principali bisogni umani.

L’altro elemento fondante la vita umana è il linguaggio. Anche gli altri esseri viventi comunicano, ma noi esseri umani abbiamo la capacità di esprimerci con una minuziosità tale che se vogliamo riusciamo davvero a far capire agli altri cosa proviamo e di cosa abbiamo bisogno. Infatti, nonostante le lingue e le culture possano essere diverse, a livello di emozioni e bisogni parliamo un linguaggio comune. I bisogni sono universali: condivisibili dall’Europa all’Asia, all’Africa, all’America, all’Oceania e all’Antartide. Se ci fosse vita umana, esisterebbero anche su altri Pianeti. 

Quindi, come mai così spesso facciamo fatica ad intenderci con gli altri esseri umani?

Se è vero che i bisogni sono universali e condivisibili, il modo di soddisfarli non lo è. Il modo in cui ognuno di noi soddisfa gli stessi bisogni è soggettivo e personale, per cui non sempre condivisibile. Un esempio eclatante sono appunto le differenza culturali e sociali, così come quelle religiose: il bisogno di spiritualità, di ordine, di comunione, di amore, di connessione, di indipendenza, di interdipendenza… sono gli stessi, ma a seconda del Continente, del Paese, della Regione, della Città, persino della zona di provenienza, il modo di soddisfarli possono essere estremamente diversi.
Allo stesso modo, è necessario circostanziare la strategia per soddisfare i bisogni nel qui ed ora di quello che accade, in quel momento e luogo specifico, con quelle specifiche persone. Ad esempio, posso soddisfare il mio bisogno di divertimento e svago in maniera molto diversa a seconda della mia età, delle esperienze pregresse, delle persone con cui mi trovo, ecc… 

Voi come soddisfate i vostri bisogni?

Ognuno di noi non è mai uguale a se stesso, figuriamoci se può essere uguale ad un altro essere umano. Questo non significa nemmeno essere così diversi da non potersi intendere. In realtà, siamo unici ma siamo anche simili. E questo ci aiuta quando interagiamo tra noi. Ciò che invece non ci aiuta per niente, è la pretesa che siano gli altri a soddisfare i nostri bisogni. Mi spiego, quante volte ci aspettiamo qualcosa da qualcuno? Per quanto legittimo possa essere il nostro bisogno, il pretendere che sia l’altro a fare o dire qualcosa è esattamente ciò che rovina le nostre relazioni. Lo facciamo tutti e tutte, continuamente. Spesso dipende anche dai ruoli che ricopriamo: un genitore si aspetta qualcosa dai figli, i figli si aspettano qualcosa dai genitori, nelle relazioni di coppia poi è tutto un pretendere reciproco, la società stessa si aspetta qualcosa dai cittadini e via di seguito. Probabilmente ad un certo livello è inevitabile che succeda, l’importante è avere consapevolezza che dietro a tutte le nostre aspettative e pretese, in realtà ci sono i nostri bisogni. E che noi possiamo scegliere come soddisfarli, a volte cambiando modalità.

I bisogni sono universali, il modo che ognuno trova per soddisfarli è personale.

Questo ci porta all’ultimo punto fondamentale per gli esseri umani: la consapevolezza. Maturana e Varela ci dicono che l’altro aspetto che ci rende esseri umani è la cognizione. Quando parlano di cognizione non alludono alla razionalità e nemmeno usano teorie limitate riguardanti il cervello. Parlano in realtà di consapevolezza, qualcosa che non è svincolabile dall’esperienza cosciente e include i sensi e la percezione. D’altra parte, se non siamo consapevoli di noi stessi, come facciamo a vivere?

Vivere è conoscere.

E voi? Quanto siete consapevoli di voi stessi?

Note:

(1) Maturana e Varela, (1987). L’albero della conoscenza, p. 62.

Riferimenti bibliografici:

Maturana H. & Varela F. (1985) Autopoiesi e cognizione. La realizzazione del vivente. Venezia, Marsilio Editori.
Maturana H. & Varela F. (1987) L’albero della conoscenza. Milano, Garzanti.

Fonte immagini: pixabay – immagini libere da copyright 

Marianna Turriciano