telefonare, ranocchio

Telefonare per un primo appuntamento in psicoterapia

Telefonare ad uno psicoterapeuta per chiedere un primo colloquio può essere molto difficile.
Paura, vergogna, speranza, ed eccitazione si mischiano e alzano la temperatura.

Ci sono persone che mi hanno confidato di aver aspettato un mese con il mio biglietto da visita prima di chiamarmi. È comprensibile.

Come mai telefonare può essere così difficile?

Perché la prima telefonata è l’inizio del percorso. È mettere il punto fermo all’idea di iniziare a mettersi in gioco per davvero.
Poi non è detto che succeda davvero, il mettersi in gioco intendo, perché per quello serve anche tanto altro.

La prima telefonata è il primo passo nella strada verso la responsabilità.

Cosa dire? Quanto dire? Cosa chiedere?

Al di là che uno conosca o meno come sia andare in psicoterapia (posto che ci sono enormi differenze tra i vari approcci psicoterapeutici) può sembrare di non averlo mai fatto.

Potrà non sembrare, ma la prima telefonata pone diversi problemi anche dall’altra parte.

Ebbene si, poiché ricevere una telefonata è sempre un’incognita. Innanzitutto, bisogna riuscire a distinguere tra telefonate vere e quelle di esibizionisti. Purtroppo capita. Poi, è necessario cercare di immaginare dal solo tono di voce cosa sta vivendo la persona. C’è la necessità di chiedere alcune informazioni, senza che questo si trasformi in un primo colloquio vero e proprio. Inoltre, dobbiamo dare diverse indicazioni. E spesso va a finire che qualcosa ci siamo dimenticati.

Insomma, è difficile anche dall’altra parte, nonostante siano difficoltà diverse.

Fare il primo passo e telefonare è sinonimo di coraggio ed è l’inizio del prendersi cura di sé.

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Fonte immagini: pixabay – immagini libere da copyright