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Paura: imparare a prendersi cura di un’emozione difficile

Come poter affrontare la paura?   

La paura è decisamente l’emozione che maggiormente si respira nella nostra società.

E non mi riferisco solamente alla situazione legata all’emergenza sanitaria da Covid-19, che pur da sola è riuscita a risvegliare in un solo colpo: la paura di ciò che non conosciamo, di ciò che non possiamo controllare, della malattia, della morte e della solitudine. Per non parlare poi di tutte le paure legate alle conseguenze della gestione di questa emergenza sanitaria: a livello lavorativo, economico, educativo, e via di seguito.

La nostra società è impregnata di paura perché abbiamo cambiato ritmo e priorità, allontanandoci pian piano da ciò che è lento, semplice e naturale per inseguire un’idea di velocità, competitività e apparenza.

occhi paura panicoDifatti, una delle parole chiave del nostro tempo è ansia. Chi si sente in ansia vive in costante compagnia di un disagio che diventa un modo molto generico di esprimere stati piuttosto specifici di irrequietezza, scontentezza, incertezza e inquietudine.

Più in generale, l’ansia è paura. Una paura particolare, che può andare da una sensazione di allarme per qualcosa di indefinito, ad uno stato molto intenso che genera veri e propri attacchi di panico. Siamo comunque sempre nell’ambito della paura.

Paure estremamente specifiche, d’altra parte, sono le cosiddette fobie, la paura angosciante che la persona prova per qualcosa di apparentemente irrazionale, come per esempio l’agorafobia, la paura degli spazi aperti.

La psicologia diagnostica e buona parte della psicologia clinica si sono date un gran da fare negli anni per classificare e inserire criteri differenziali per ansia, fobie, e quant’altro, aggiungendo qualcosa in più ad ogni aggiornamento del DSM (1), anche se la principale distinzione rimane quella tra paure “razionali“, come sinonimo di “reali” e quelle “irrazionali“.

In realtà, nella psicoterapia questa differenza ha poca importanza, dal momento che anche ciò che è vissuto unicamente internamente o immaginato diventa assolutamente reale per la persona che lo vive. In questo senso, non c’è alcuna differenza tra la paura di essere sbranati quando sono di fronte ad un leone e la paura di attraversare una piazza.

Anche la paranoia, sia nel senso più comune del termine, sia in riferimento ad un vero e proprio disturbo psichiatrico, ha come base la paura. Certamente, in questi casi la portata del problema è molto differente, tuttavia la base emotiva rimane condivisibile, per quanto estrema possa essere la sua manifestazione.

Dunque, la paura è paura e come tale va considerata.

Il paradosso è che pur essendo l’emozione che maggiormente colora la nostra quotidianità, è frequentemente quella più evitata, contrastata e denigrata.

Di sicuro esistono ancora un sacco di stereotipi che fatichiamo a lasciarci alle spalle. Per esempio, che provare paura significhi mancanza di coraggio o che manifestarla significhi essere deboli. Niente di più sbagliato. Tra l’altro, il vero coraggio e la vera forza consistono proprio nel fare le cose sentendo la paura, così come esprimerla senza vergognarsene. E questo è per pochi. I più la evitano o fingono di esserne immuni nascondendosi dietro i giudizi.

La paura è semplicemente una delle emozioni umane ed è una sana risposta fisiologica alla percezione di pericolo.

Di sicuro non è facile accettarla e viverla.

Non ci piace avere paura, poiché ci rimanda ad una sensazione di estrema vulnerabilità e il tentativo di anestetizzarla è altissimo. Basti pensare all’abuso di ansiolitici e farmaci simili, spesso deplorevolmente incoraggiato anche dai medici.

Viviamo nella cultura del “non sentire” come soluzione apparente ad un problema che in realtà continua a gridare anche se non vogliamo ascoltarne la voce. E i farmaci o le droghe in generale non sono l’unico modo per anestetizzarci e alienarci. C’è chi utilizza il lavoro, chi i lavori domestici, alcuni entrano nel mondo dei videogiochi, altri sono alla continua ricerca di qualcosa di nuovo e l’unica costanza è il frenetico cambio di attività, interesse o passione. L’essere umano è veramente bravo a prendersi in giro da solo.

Il problema, in tutto questo, è solo uno: le emozioni non ascoltate rimangono. La paura che non vogliamo sentire, non solo non se ne va ignorandola, ma cercherà in tutti i modi di farsi sentire. E questo può voler dire che se prima ci parlava, ad un certo punto inizierà ad urlare, aumentando la propria forza. E allora, per esempio, dall’ansia arriveranno gli attacchi di panico.

In realtà, la paura può avere anche altre forme. Per esempio, può trasformarsi in rabbia. In questo caso, la persona che ignora di provare paura o che evita di sentirla, utilizzerà la propria aggressività per andare contro alla fonte della paura, attaccando. La rabbia, per quanto sia un’altra emozione difficile con cui stare in contatto, è di solito preferibile alla paura poiché fonte di un’incredibile energia che ci permette di attivarci, quando la paura facilmente ci soffoca o ci può portare all’immobilità.

Il risultato può essere molto diverso, ma il punto di partenza rimane uguale: la paura ci sta dicendo qualcosa di noi e se vogliamo che se ne vada, abbiamo bisogno di ascoltarla.

Come stare in contatto con la paura?

La prima cosa è chiedersi di che cosa abbiamo paura. Non è importante il perché, e difatti non sempre c’è una spiegazione immediatamente comprensibile, però è sicuramente importante di cosa abbiamo paura, cosa c’è nella nostra vita che non va al punto tale da avere paura.

E spesso accade che la fonte della nostra paura non sia qualcosa di concreto come un evento esterno, una persona precisa o una situazione in sé, ma quello che noi pensiamo e ci diciamo rispetto a ciò che ci accade.

Per esempio, io potrei avere una situazione lavorativa stabile, in cui vado abbastanza d’accordo con i colleghi e in cui non accade niente che di per sé mi faccia provare paura in quell’ambito. Però provo una certa ansia e la mia situazione lavorativa genericamente non mi soddisfa. Per conoscere di cosa ho paura rispetto a questo, posso portare l’attenzione su cosa penso e cosa mi dico e magari posso scoprire che mi giudico una fallita dal punto di vista lavorativo e mi dico costantemente (anche se non me ne accorgo sempre) che non troverò mai il lavoro dei miei sogni e che mi devo accontentare di averne uno. Ecco, questi pensieri sono ciò che davvero mi porta a provare ansia e a vivere una sensazione di oppressione.

mostro ombra pauraLa maggior parte delle volte, infatti, sono i nostri pensieri e le cose che ci diciamo internamente la principale causa dei nostri mali. Quando ne diventiamo consapevoli, possiamo cominciare a prendercene cura e decidere, ad esempio, se crediamo totalmente a quello che ci stiamo dicendo o se dentro di noi c’è qualche obiezione, qualche voce che sta dalla nostra parte. Se non la troviamo la possiamo immaginare e quando la troviamo la possiamo nutrire e coltivare.

A volte tutto questo deriva da condizionamenti che ci portiamo dietro da anni, per questo è riduttivo immaginare di sostituire quello che pensiamo con qualcos’altro. Non è un atto di volontà, non è qualcosa a livello puramente razionale. E’ un lavoro interno di cura delle ferite che ci portiamo dietro e possiamo trovare lo spazio per altro solamente quando siamo disposti a guardarle e a farcene carico. A volte, per fare questo serve la psicoterapia. E il lavoro terapeutico nella Psicoterapia della Gestalt è questo.

Quello che possiamo fare da soli rimane comunque tanto. Innanzitutto possiamo trovare quale via di fuga utilizziamo quando vogliamo evitare di sentire la paura. In secondo luogo possiamo chiederci di cosa realmente abbiamo paura, andando alla scoperta di tutte le cose che ci diciamo che ci fanno stare male.

Avere consapevolezza di questo è già un primo passo importantissimo, perché solamente quando so che cosa sto facendo davvero, posso scegliere di fare qualcos’altro. La consapevolezza è l’unica via per una reale libertà di scelta. E tra le opzioni di scelta, rientra anche quella di chiedere aiuto ad un professionista.

mani libere dalle manette

Marianna Turriciano

Note:

(1) Il DSM è il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali e rappresenta il più utilizzato sistema nosografico utilizzato dalla psichiatria, dalla psicologia diagnostica e da diversi approcci della psicoterapia.