stereotipi di genere - simboli maschile femminile

Violenza di genere: cos’è e come si tramanda 

Quando si parla di violenza di genere siamo tutt* responsabili   

La violenza di genere è molto più banale di quello che pensiamo. Difatti, non serve scomodare episodi di violenza fisica o sessuale, ma è sufficiente riferirsi a stereotipi, abitudini e tradizioni esistenti che sono impregnate di disuguaglianza e pregiudizi.

Da piccola, il primo giorno dell’anno andavo con i miei genitori a casa dei nonni. Ricordo chiaramente che mi veniva detto di non entrare per prima nella casa, poiché doveva essere un uomo la prima persona a varcare la soglia altrimenti avrebbe portato sfortuna.
Quando chiedevo perché mai ci fosse questa regola, mi veniva risposto che quella era la tradizione.
Già allora, nonostante non capissi fino in fondo la reale discriminazione alla base di questa usanza, mi arrabbiavo per un senso di ingiustizia che percepivo. So di aver sempre fatto apposta a fare in modo di entrare per prima.

La violenza di genere nasce da queste disuguaglianze arbitrarie, che singolarmente possono sembrare banali o ininfluenti, ma che passano un messaggio molto chiaro: discriminazione.

Certamente, noi non siamo tutti e tutte uguali, ma la reale differenza è individuale. La vera differenza è tra le persone, non tra le persone in quanto donne o uomini. E’ un concetto il realtà molto semplice, ma pare che sia tremendamente difficile cambiare questa impostazione a classificare e stereotipare. Poi, dal creare una divisione ad attribuire differenze in termini di valore ed importanza, il passo è breve, anzi brevissimo.

E ne siamo immersi fin dalla nascita, a partire da quei benedetti fiocchi rosa e azzurro.
Lo sapevate che c’è stato un tempo in cui i colori erano invertiti? Rosa per i maschi, in quanto colore più acceso e vicino al rosso delle battaglie, e azzurro per le femmine, in quanto colore più tenue che richiamava il velo della Vergine Maria.
Poi, da un certo punto in poi i colori sono cambiati. Il concetto è rimasto uguale.
E di certo le teorie psicoanalitiche freudiane hanno contribuito enormemente al consolidarsi di questi stereotipi. Per non parlare dell’influenza delle istituzioni e delle tradizioni religiose. Un accumulo di cliché.

Quanto mi piacerebbe vedere un fiocco giallo o verde quando nasce un bambino o una bambina. O ancora meglio, arcobaleno! Di sicuro sarebbe più adeguato, visto che l’identità di genere è qualcosa che può cambiare.

Comunque, questa croce dei colori è qualcosa che bambini e bambine si portano dietro dalla nascita e che rappresenta l’inizio degli stereotipi di genere. A cui, ovviamente, si aggiungono altre croci: il tipo di vestiti, i giochi e gli svaghi consentiti, gli sport da praticare, le scelte educative, i luoghi da frequentare, gli orari da rispettare, le incombenze da svolgere… la lista di cose per cui bambini e bambine, ragazzi e ragazze vengono trattati diversamente, è tristemente lunga.

Queste differenze basate sul genere, invece che sul singolo individuo, diventano facilmente discriminazioni sociali poiché quando il singolo ha il coraggio di uscire da queste classificazioni e seguire i propri gusti, spesso e volentieri come minimo viene giudicato, se non proprio aggredito.

Se vivessimo in un mondo in cui le bambine e i bambini potessero esprimersi liberamente, senza essere giudicati maschiacci o femminucce se hanno preferenze differenti dalle aspettative degli adulti, vivremmo in un mondo migliore. E vivremmo in un mondo migliore perché quei bambini e quelle bambine diventerebbero adulti capaci di rispettare gli altri in quanto individui unici e irripetibili.

Perché sì, la violenza parte da qui. Bambine e bambini, invece che essere educati a seguire con fiducia le proprie preferenze o inclinazioni, imparano a classificarle come giuste o sbagliate in base alle idee arbitrarie di qualcun altro. Invece che crescere guardando gli altri come singoli individui nella loro singolarità, imparano a classificare secondo differenze di ruolo e genere.

E con buona pace di alcuni professionisti stessi che non fanno che perpetuare questi stereotipi, le differenze sono individuali non di genere. Ognuno di noi dentro di sé ha una parte femminile e una parte maschile. E in funzione di un equilibrio interno, andrebbero sviluppate entrambe. Altrimenti non saremo mai individui completi.

E poi si arriva a quelle aberrazioni di concetti moderni come il “mammo”, parola che fa rabbrividire solo a pronunciarla. Non c’è sconfitta più grande per un padre che essere considerato un mammo, come se essere padre non significasse accudire ed essere amorevole verso i figli.

Le femmine pagano il prezzo dello svantaggio culturale che si portano dietro fin dall’alba dei tempi, poiché la maggior parte delle società per la maggior parte del tempo sono state e sono tuttora società patriarcali.
Tuttavia, ai maschi in fondo le cose non vanno meglio: non puoi piangere, devi essere forte, devi dimostrare la tua forza, meglio violento che codardo, se non ti affermi non sei nessuno, se non hai una ragazza sei uno sfigato, per non parlare di cosa accade se sei gay… e via discorrendo.

E anche questo concorre allo sviluppo della violenza di genere. Cosa credete? Che gli uomini che praticano violenza sulle donne siano tutti nati cattivi? No.
Evidentemente nessuno ha insegnato loro a rispettare le donne, ma queste sono persone che non hanno rispetto nemmeno per loro stessi.

E poi c’è il dramma largamente diffuso del “cocco di mamma”. Ciò che può sembrare una comodità, in realtà contribuisce a sfornare generazioni di ragazzi e uomini ritardati sul piano dell’autonomia affettiva e domestica.
E questo contribuisce alla dinamica perversa della dipendenza e del congelamento dei ruoli nella coppia e più in generale nell’ambito familiare.

Rispetto al tema della violenza nella relazione di coppia, vorrei fare una precisazione. La violenza nella coppia esiste a prescindere dal genere e dall’orientamento sessuale.
Si verifica anche in coppie omosessuali, sia maschili che femminili, esattamente come non si perpetua solo sulle donne da parte degli uomini, ma anche viceversa.
La violenza di genere, quindi, riguarda tutti e tutte, anche se è molto più diffusa e conosciuta quella sulle donne da parte di uomini.

Ma soprattutto, la violenza di genere riguarda tutti e tutte poiché nasce da stereotipi che tutt* noi perpetriamo.

E una grande parte del problema sono le donne stesse, perché spesso sono le prime a non vedere o a non voler vedere. Sono le prime a scambiare la violenza per amore e a lasciar correre su condizioni che creano le basi per discriminazioni e violenze.

Concludo con un elenco di atteggiamenti ancora oggi ritenuti “normali” all’interno della relazione di coppia, qualsiasi tipo di coppia sia. Situazioni altamente disfunzionali che creano dolore, fastidio, umiliazione, paura, vergogna, dubbi e incertezze e dove, pertanto, l’amore in realtà è solo un’illusione.

Se la persona con cui stai fa anche solo una di queste cose, ti sta facendo violenza:

  • Ti dà la colpa di quello che accade a lui/lei
  • Attribuisce tutta la responsabilità a te dei problemi che vivete nella vostra relazione
  • Dice che sei tu ad avere dei problemi e che non sei normale
  • Ti accusa di non amarlo/a abbastanza se non fai quello che vuole
  • Vuole avere libero accesso al tuo cellulare e ai tuoi profili sui social
  • Pretende di sapere costantemente cosa fai, dove sei e con chi sei
  • Vuole che tu stia in casa mentre lui/lei esce
  • Giudica come ti vesti e ti dice come ti puoi o non ti puoi vestire
  • Ti dice con chi puoi o non puoi uscire
  • Si sente in diritto di dirti cosa puoi o non puoi fare
  • Pretende di decidere cosa puoi o non puoi dire
  • Non vuole che tu parli dei vostri problemi con altre persone
  • Critica continuamente i tuoi gusti, il tuo aspetto, le tue scelte, le tue preferenze
  • Giudica continuamente le persone a te care (famiglia, amici, colleghi…) e scoraggia le tue relazioni con loro
  • Minaccia di lasciarti se non fai quello che vuole
  • Se non fai quello che vuole minaccia di farsi del male o di uccidersi
  • Minaccia di farti del male o di far del male a qualcun altro se non fai quello che vuole
  • Ti picchia o ti fa del male in altro modo, si pente e ti dice che non lo farà più
  • Ti dice che se tu lo ami davvero, allora cambierà
  • Dice che tutto questo lo fa per amore
  • Ti dice che tutto questo lo fa solo per te

Tutto questo NON è amore. E’ violenza e basta.
Nessuno di questi punti può essere giustificato in qualche modo.

Difficilmente le persone che mettono in atto queste violenze cambiano.
Cambiare presuppone, come minimo: sentire la sofferenza dell’altro/a e riconoscere di sbagliare, ammettere che da soli non si riesce a cambiare e chiedere un aiuto professionale. E anche in questi casi, il percorso può essere lungo.
La psicoterapia non fa miracoli, può solo aiutare chi davvero vuole aiutarsi.

Se ti trovi in una situazione del genere, la cosa migliore che tu possa fare è parlarne con una persona di cui ti fidi, rivolgerti ad un/una professionista o contattare uno dei centri anti-violenza presenti sul territorio per sapere come muoverti.

NON SEI SOL*.

mani libere dalle manette

Marianna Turriciano

Note:

(1) Il DSM è il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali e rappresenta il più utilizzato sistema nosografico utilizzato dalla psichiatria, dalla psicologia diagnostica e da diversi approcci della psicoterapia.